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Recensioni & Co.

Recensioni di coltelli da tutto mondo.
(in continuo aggiornamento)

 

Battle Rat

 

Quello che mi appresto ad analizzare è un tema molto controverso.
Vorrei infatti esaminare la reale utilità di coltelli con lame superiori ai 8,5’’ negli usi reali.
Ovviamente quelle che seguono sono prove, deduzioni e conclusioni nate da mie analisi e opinioni , quindi discutibili ma comunque frutto di esperienze personali.
Premesso ciò, passiamo alle prove vere e proprie.
Per il test ho scelto di usare un vero e proprio MUST del chopping, un coltelloni ben 9,5’’di lama. Si tratta del formidabile Battle Rat, della Swamp Rat casa satellite della Busse nata per sostituire la linea Basic della casa madre ma apprezzata e cresciuta a tal punto da essere ben presto affiancata verso il basso da una nuova linea che ne riprenderà le vecchie forme ( che nella nuova serie degli Swamp Rat evolverà invece verso quelle dei prodotti Busse ) sostituendone l’acciaio SR101 con il super resiliente S7.
Il coltello in questione è un vero e proprio Bulldozer:
· lama da 9,5’’ in SR101 ( acciaio brevetto esclusivo della Swamp, che poi altro non è che dell’ottimo 52100 modificato e con tempra differenziata. Come ironicamente recita il sito, 52100 con un tocco di “cryptonite” ).
· Manico in Resiprene C con codolo integrale ( scelta che potrebbe apparire meno raffinata e robusta rispetto a quella delle nuove versioni Full-tang con guancette di mincarta, ma che in teoria dovrebbe assorbire meglio le vibrazioni tipiche dei fendenti del Chopping)
· Spessore di oltre 6 mm e disegno della lama ( lunghezza, larghezza e inclinazione dei
biselli ) ottimizzato per una lunga tenuta del filo e resistenza a tutte le sollecitazioni meccaniche a cui possa andare incontro.
La cosa che più mi ha colpito in questo coltello è la qualità costruttiva della lama che gli è valsa la fama di indistruttibilità. Basti pensare che la Swamp Rat offre sui suoi coltelli una garanzia a vita senza domande ( cioè se anche avete rotto il vostro coltello mentre lo usavate come piede di porco o martello , lo avrete comunque sostituito ). Si tratta ovviamente di scelte commerciali a scopo pubblicitario ( è raro rompere una lama anche scadente se non se ne fa un uso scorretto ), ma che non possono non attirare l’attenzione di un acquirente attento e meritare il plauso di ogni utilizzatore che ami abusare dei propri pezzi (come il sottoscritto ).
Ma per quel che riguarda la robustezza, basti pensare che su un forum ho visto un Battle Rat usato per fare chopping su un blocco di cemento tagliandone uno spicchio senza danni alla lama e poi venire piegato di quasi 90° senza spezzarsi.
NOTEVOLE, davvero.
Insomma, un signor coltello.
Nella stessa fascia di utilizzo, troviamo altri coltelli come il Camillus BK9, il Ranger RD9, l’Ontario Rtak, il Kershaw Outcat e il Cold Steel Trail Master ma , sebbene il Ranger sia quello che più si avvicina come qualità allo Swamp, credo che a livello prestazionale tutti questi pezzi siano un gradino sotto il Battle. ( anche come prezzo , considerando che sebbene a listino il Battle Rat costi $150 essendo la produzione
limitata , come da tradizione BUSSE, i prezzi a cui si può trovare questo bimbo sono ben più alti essendo anche fuori produzione ).
Un gradino ( o forse più ) sopra troviamo il Mistress della Busse e il Final Judgment della Fehrman, ma con prezzi ben più alti e poche speranze di averne uno in Italia.
Il futuro Scrap Yard da 9’’ , grazie al resilientissimo acciaio S7, sarà forse un buon rivale ma sarà il tempo e le prove sul campo a dircelo.
Fatte le lodi di questa bella bestiola è ora di analizzarne i difetti.
Tralasciando le dimensioni, croce e delizia di questa prova, uno dei difetti più evidenti è l’assenza di fodero ( considerando il costo non proprio popolare dell’oggetto ).
Poco male, un po’ di pazienza e manualità ed ecco realizzato un fodero di fortuna sufficientemente resistente ( ma se voleste comprarne uno sappiate che non sarà facile trovarlo per una lama di 9,5’’ e che i costi non saranno certo abbordabili ).
Seconda pecca, le finiture poco importanti forse per un coltello da lavoro ma che , dato il rezzo, non possono lasciare soddisfatti ( e non parliamo solo di materiali usati ma anche di dettagli , uniformità della lavorazione della lama , piccole imperfezioni ecc… ).
Terza pecca, l’impugnatura che non rivela comoda e salda come sperato ma che comunque fa il suo lavoro.
Altre piccole note dolenti da segnalare, la facilità con cui il rivestimento nero è stato rimosso nell’uso e della quasi inutilità dello spazio per l’indice tra guardia e filo ( per prese tipo sub-hilt ) date le dimensioni della lama.
Ma passiamo alle prove vere e proprie.
L’idea base di coloro che acquistano un coltello di queste dimensioni ( oltre alla passione tutta maschile di averlo sempre più “GRANDE” degli altri ) è quella di poter sostituire con esso ascia, sega, coltello più piccoli e machete portandosi dietro magari solo un piccolo folder o un fixed con lama sotto i 10cm per i lavori delicati.
E proprio da questa idea prenderò spunto per confrontare il nostro Battle con i suddetti strumenti da taglio in vari lavori comuni.
Da segnalare che l’uso a cui verranno sottoposti i vari pezzi sarà un po’ fuori da quello proprio per cui sono progettati ( specie per l’accetta di cui più che l’uso reale interessa la capacità di penetrazione e taglio confrontati a quelle del Battle ).
La prima prova vedrà scendere in campo il nostro chopper contro accetta e seghetto pieghevole.
I due sfidanti sono una accetta da 600gr presa dal ferramenta e un seghetto con filo giapponese da poche euro. Da notare che una ascia più grande ( sui 50cm e oltre e dal peso di oltre 700gr )sarebbe stata più adatta allo scopo ma per portabilità ho preferito quella che più si avvicinava al coltello della prova.
Il confronto inizia con il taglio di un piccolo ceppo che dopo pochi colpi cede sotto l’attacco del Battle.
Poco tempo e poca fatica e il lavoro è fatto, ma con ancora meno tempo e fatica lo stesso lavoro è stato eseguito dal seghetto con risultati ben più puliti.
Si passa poi ad un tronchetto fresco di nocciolo e qui il nostro chopper farà ancora meno fatica a finire il lavoro ( solo tre colpi ) ma anche qui il seghetto otterrà tempi migliori ed un taglio più pulito. Anche l’accetta si cimenta nella prova con risultati simili al Battle ma con minori vibrazioni nell’impatto e ,quindi, un minor affaticamento del braccio.
Si passa poi alla demolizione di un grosso ceppo di legno duro ( quercia ).
Qui l’accetta fatica più del coltello a scalfire il legno lateralmente anche perché paga un tagliente più ristretto ed un filo meno affilato ( si noti che l’acciaio dell’accetta non è nemmeno paragonabile a quello dello Swamp ) ma affatica anche meno grazie ad un migliore smorzamento dei colpi.
Il peso più concentrato dell’accetta , però, fa si che i colpi dall’alto affondino più profondamente del legno rallentando il ritmo ma infliggendo maggiori danni ad ogni affondo.
Infine il seghetto e Battle si sfidano su di un ramo di quercia spezzato.
Il seghetto con poca fatica taglia il ramo anche in posizione scomoda ( ad oltre 2 metri di altezza ) ma il Battle , sfruttando l’appoggio di un ceppo grazie al fatto che il ramo sia già tagliato, in 4 – 5 colpi ha la meglio sul ramo ( avendo cura di ruotarlo durante il taglio ).
Prime considerazioni che si possono trarre da queste prove:
l’accetta è sicuramente preferibile in quei lavori in cui è possibile sfruttare il peso concentrato della lama. Quindi spaccare cioppi di legna secca o lavorare , sgrossando, grossi pezzi di legno ( magari in questo caso un ascia da
carpentiere sarebbe preferibile ).
Il seghetto è meno faticoso, più pulito nel taglio, più semplice da usare e , spesso, più rapido. Inoltre può tagliare rami in posizioni impossibili per altri utensili. Di contro non può spaccare legno o tagliare tronchi di spessore poco superiori alla lunghezza della lama ( altrimenti occorrerebbe una sega a lama fissa più grande e quindi difficile
da trasportare ).
Il battle è più flessibile nell’uso e se paga dazio ai rivali in molti ambiti, quando c’è da fare la punta ad un grosso ramo, tranciare rami al primo colpo, scorticare o abbattere alberelli o qualsiasi altro compito in cui sia possibile sfruttare appieno la sua pesante e tagliente lama da 9,5’’ allora saprà emozionarvi.
In quest’ultima analisi spesso ascia ( specie se di dimensioni maggiori a quella in esame ) e seghetto ( anche di tipo diverso da quello usato ) fanno meglio e prima il loro lavoro ma se è vero che il Battle ( o altri coltelli della stessa categoria ) può quasi sempre sostituirli nei vari compiti quasi mai è vero il contrario.
Altro confronto interessante è quello tra il nostro e un machete.
Nel caso di specie ho messo alla prova un kukri-machete ma , avendolo, sarebbe stato interessante aggiungere alla prova il classico Tramontina ( azienda Brasiliana specializzata in questo genere di lame ) e un kukri Himalaya. Spero di poter colmare più avanti questa lacuna.
Il kukri in esame ha un filo molto largo e acuto ( tipo scandi, per capirci 9 e i biselli piani. Lo spessore della lama è di circa 3mm , il che lo rende leggero e flessibile e dalla grande capacità di taglio ma poco incline al chopping pesante.
Il confronto avverrà, quindi, nel campo in cui questo pezzo per forma e lama eccelle : il taglio di rovi e sterpaglia.
Scelto un bel cespuglio di rovi, cominciamo quindi con il kukri ad intaccarlo da un lato e , grazie alla forma della lama, alla leggerezza e al filo acuto, in pochi minuti i rami sono tagliati senza troppa fatica.
Con il Battle la storia cambia in quanto, sebbene il lavoro venga svolto egregiamente , il notevole peso del coltello e la forma meno adatta fanno si che il tempo impiegato risulti maggiore.
Infatti, come si poteva immaginare, quando a fermare i fendenti non c’è un pezzo di legno solido, l’energia impressa nel fendente per dare alla lama la velocità necessaria al taglio non viene a scaricarsi nel taglio (giacché i rami dei rovi offrono ben poca resistenza ) ma è il braccio a dover frenare il colpo con notevoli ripercussioni per muscoli e articolazione del braccio.
Inoltre l’suo dovrà essere ben attento per evitare che un colpo inferto con troppo vigore possa arrivare, nella sua corsa non frenata in tempo, a colpire la nostra stessa gamba.
Anche in questo caso il nostro chopper paga il prezzo di una maggiore specializzazione dell’avversario ma rimane comunque avvantaggiato dalla possibilità di impiego in campi fuori dalla portata del kukri in esame ( chopping , ad esempio ).
Infine un breve confronto tra il Battle e un coltello da campo leggero è d’obbligo.
Lo sfidante è questa volta un valido ed economico Glock, coltello militare dell’esercito austriaco.
In una semplice prova come quella di fare la punta ad un rametto ancora una volta lo sfidante ha la meglio.
Grazie alle sue dimensioni ridotte, risulta più maneggevole , preciso, veloce e meno affaticante rispetto al nostro bestione.
Ma vale la solita considerazione del fatto che il Glock non possa svolgere i compiti che un Battle può affrontare a occhi chiusi.
Prima di trarre le conclusioni finali, alcuni appunti sono d’obbligo:
l’acciaio del nostro chopper era superiore a quello di tutti gli altri coltelli o strumenti da tagli in esame e una volta a casa , dopo una veloce pulita, il filo del Battle non ha mostrato di aver risentito del lavoro fatto. Inoltre la facilità di raffilatura è un altro punto a favore dello Swamp Rat insieme alla robustezza della lama.
Il costo complessivo di tutti gli altri sfidanti non raggiunge neanche un terzo di quello iniziale del Battle (senza contare i prezzi da collezionista a cui è ora arrivato ). E’ però vero che coltelli come Rtak, Ranger Rd9 o Camillus BK9 hanno costi inferiori e prestazioni paragonabili ( per non parlare del fodero già incluso per tutti gli altri ).
Nonostante la qualità illustrate sulla scelta di una impugnatura in Resiprene C per non affaticare la mano, alla fine della giornata avevo diverse vesciche sul palmo ( proprio a causa dell'elevato grip di questa), la mano indolenzita e braccio e spalla affaticati.
Alla fine della fiera, passiamo a quello che è il giudizio finale del nostro coltello.
Nonostante i difetti illustrati, resta senza dubbio impossibile trovare un coltello o strumento altrettanto flessibile nell’uso pesante che possa sostituire il Battle sul campo. Certo, avendone la possibilità, è sempre meglio avere con se una sega da boscaiolo, una ascia ( per escursioni in foreste tipo quelle nordiche ), un coltello con
lama da 7’’ per lavori pesanti e uno con lama da 4’’ per quelli leggeri e di precisione, un piccolo folder magari svizzero e un bel machete ( specie per escursioni in zone tropicali ). Se poi vi resta spazio nello zaino potreste anche metterci una motosega, una tanica da 10 litri di benzina, un decespugliatore e un bel KIT di coltelli
da cucina Miracle Blade ( con tanto di Chef Tony ).
Se invece non avete voglia di portarvi dietro una ferramenta ( perché preferite viaggiare leggeri o perché non siete verdi e vi chiamate Incredibile di cognome e Hulk di nome ), sappiate che un buon folder ( o un fisso con lama da 4’’ ), un seghetto pieghevole e il nostro Battle sapranno risolvere il 99% dei problemi che incontrerete
( specie per brevi escursioni ).
Inoltre rispetto al coltello con lama da 7’’ , la presenza del piccolo 4’’ e del seghetto rendono più necessaria la presenza di un chopper pesante per compiti che gli altri due pezzi non possono svolgere e che richiederebbe in alternativa un’ingombrante ascia.
In alternativa, ascia ( da almeno 50cm e 700gr ), coltello da 7’’ e piccolo folder svizzero sapranno risultare altrettanto efficaci, con vantaggi a favore di una o dell’altra configurazione minimi e quindi più che altro la scelta sarà influenzata dal luogo scelto per l’escursione e dalle preferenze personali.
Piccola nota, il fodero in foto è stato da me costruito e ,sebbene non possa definirsi un capolavoro, è risultato leggero , comodo e resistente e con esso il peso del coltello non è mai risultato fastidioso.
Per chiudere questa breve disputa tra gli impieghi di un coltello di tali dimensioni devo dire che, sebbene all’inizio risultasse scomodo e affaticante nell’uso, con il tempo avendo acquisito una certa pratica ho trovato il Battle comodo ed efficace con la sola piccola attenzione di evitare quei lavori in cui risulti troppo sovradimensionato e pesante. Con il passare del tempo, se vi piacciono le cose grosse e cattive, vi accorgerete di non poter più fare a meno di questo eccezionale demolitore.
Parola di Devastator ( scusate ma quando impugno il Battle mi trasformo di un mostro distruttore . E ora via a devastare …. ).


CORSE76

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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